Cappuccetto e il viaggio in autobus Ricominciodaquattro
RICOMINCIODAILIBRI

Cappuccetto e il viaggio in autobus

Una mamma e la sua bimba a una fermata dell’autobus. Se il titolo del libro non ci dicesse di chi si tratta, le scambieremmo per due persone qualunque. Certo, la bambina indossa un golfino rosso e porta un cestino, ma abbigliamento e contesto sono totalmente contemporanei al lettore, tanto da rendere la piccola protagonista estremamente simile e vicina a lui.

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“È la prima volta che prendo l’autobus da sola.” dice sorridente Cappuccetto “La mamma mi ha dato una cesta con la merenda. E la mantella, in caso avessi freddo”. Dunque eccola in viaggio, dopo aver salutato la mamma promettendole di comportarsi bene.

Naturalmente sta andando dalla nonna e dovrà attraversare il bosco per raggiungerla, ma il suo viaggio è tutt’altro che solitario. Movimentato, quello di sicuro, ma in maniera diversa da come ce lo aspetteremmo conoscendo la fiaba tradizionale.

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Cappuccetto non incontra un solo lupo, bensì l’intera famiglia! Con il lupetto (pensate un po’!) smezza pure i suoi biscotti con le gocce di cioccolato, alla faccia di tutti i preconcetti sulla sua nota cattiveria e su quello strano vizio di fare un sol boccone delle belle bambine.

Il viaggio prosegue, alcuni scendono e altri salgono. Cappuccetto continua a sorridere e a interagire con gli altri passeggeri. Vorrebbe contare le fermate, ma la sua attenzione è attirata da mille cose e ben presto se ne dimentica. Chi legge però, volendo, può darle una mano e contarle!

Cappuccetto e il viaggio in autobus Ricominciodaquattro

L’autobus entra in un a galleria e, all’uscita, qualcosa sembra essere cambiato, ma sta al lettore scoprire cosa.

Ad un tratto poi la famiglia di lupi scende e la bimba saluta il suo nuovo amichetto raccomandandogli di andare a trovarla.

Sale una volpe che si rivela ben presto una ladruncola e anche un castoro con un enorme scatolone. Chissà che cosa conterrà!

Fermata dopo fermata, finalmente Cappuccetto deve scendere. Il suo primo viaggio da sola è volato e si è proprio divertita. Ora ha un sacco di cose da raccontare alla nonna che è venuta a prenderla.

Cappuccetto e il viaggio in autobus Ricominciodaquattro

Di tutte le versioni alternative di Cappuccetto Rosso, ho scelto questa per le belle illustrazioni e quel senso di quotidianità che ne permea le pagine. Come nella fiaba tradizionale, alla fine della sua avventura la bambina è cresciuta, è cambiata, è un pochino più adulta, ha imparato qualcosa di nuovo. Si può dire che un piccolo messaggio c’è (quella originale è una delle poche fiabe con una morale, tanto da essere definita quasi più una favola), anche se non è dichiarato in maniera evidente.

La mamma che, forse un po’ titubante, accompagna Cappuccetto alla fermata e lì rimane, mentre lei si prepara ad affrontare un’esperienza che la renderà più autonoma e indipendente.

La piccola che vive la novità con gioia e spirito di avventura, così spontanea e aperta agli altri, come lo sono tutti i bambini.

Infine l’arrivo tra le braccia sicure della nonna, che la attende sorridente. Sarà stata un po’ in ansia? Di sicuro, tutte le nonne sono sempre un pochino preoccupate per noi, è quasi una regola!

Cappuccetto e il viaggio in autobus Ricominciodaquattro

Le illustrazioni, che si distribuiscono sulle due facciate, accentuano l’idea di movimento, facendo di questo albo quasi un punto di incontro tra un silent book (viste le poche parole) e un piccolo cinematografo.

L’effetto complessivo è davvero gradevole e accattivante. È un albo perfetto per sorridere assieme, mamme e bambini, delle piccole paure di ognuno, per esorcizzare quel piccolo trambusto del cuore che si percepisce nel vedere il proprio Cappuccetto crescere e partire da sola/o, lasciando la mano di chi fino a quel momento la/o ha guidata/o. Il sollievo, alla fine, è pensare che dopo aver fatto visita alla nonna tornerà a casa, tra le braccia di chi la ama. Forse non proprio per sempre, ma almeno per un altro po’.

Buona lettura
Maria

Cappuccetto e il viaggio in autobus
[Marianne Dubuc, La Margherita edizioni, 2015]

Che dire di me? Passo per essere quella ligia al dovere, ma che non sa resistere ai voli della fantasia. Da sempre ho amato con tutta me stessa le leggende, i miti e le storie dei vecchi e di tempi lontani. Per questo ho studiato con passione il greco e il latino e con altrettanta passione ho preso due lauree in storia dell’arte, con due tesi in una materia che di storie in serbo ne ha parecchie: l’agiografia.

Finiti gli studi ho rispolverato una vecchia fiamma, quella della letteratura per l’infanzia.

Da due anni sono volontaria del progetto Nati per Leggere a cui ha aderito la biblioteca del mio paese: mi si è aperto un mondo bellissimo e sono diventata un’avida divoratrice di albi illustrati (ho un debole in assoluto per le storie di orsi!).

Scrivo in questa rubrica per cominciare una nuova avventura, per mettermi alla prova e – perché no? – per tornare bambina!

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