La questione vaccini è molto calda in questo periodo e ho chiesto al pediatria di parlarcene. Gli ho chiesto di parlarcene dal punto di vista “tecnico”, senza giudizi personali. Io sono assolutamente favorevole alle vaccinazioni ma rispetto la scelta di non somministrare i vaccini ai propri figli. Forse non la capisco fino in fondo ma sicuramente la rispetto.

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Oggi parliamo dell’impetigine, sapete cos’è?

Io purtroppo si perché Vittoria l’ha già presa due volte. La prima volta al mare e la seconda adesso. Si è sommata all’influenza e sto facendo molta fatica a curarla. Per questo motivo ho chiesto al pediatra di parlarne a tutte voi.

Le macchie che vedete sul viso della mia principessa, non sono residui di varicella ma impetigine ad uno stato iniziale, immaginatevi dopo!

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Tosse secca notturna è un problema che molte mamme devono affrontare, soprattutto nei primi anni di vita dei bambini. Le manifestazioni sono simili ma la diagnosi cambia da caso a caso. Il Dr Varrasi risponde alla domanda di una mamma che chiede consiglio proprio sulla tosse secca notturna. Riporto sotto la domanda e la risposta puntuale del nostro pediatra.

Io conosco personalmente il problema della tosse secca notturna perché Semuel ha sofferto di una forma d’asma fino a 5 anni.

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La patologia infettiva dell’apparato respiratorio è sicuramente la causa principale di malattie del bambino.

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(foto PianetaDonna)

Questo fatto ha alla base tre importanti meccanismi patogenetici (cioè, “che causano una malattia“): 

  • la tendenza alla soppressione della risposta immunitaria (capacità di produrre anticorpi) che si ha essenzialmente nei primi due anni di vita.
  • l’immaturità immunologica (anticorpi non ancora specifici) che è propria dell’età evolutiva.
  • l’inesperienza o “verginità immunologica” del bambino, cioè la mancanza di contatti precedenti con gli agenti infettivi (ricordiamo che più di 100 virus possono provocare il solo banale raffreddore).

E’ esperienza comune che alcuni bambini si caratterizzano per una elevata incidenza di infezioni respiratorie che supera enormemente quella normalmente attesa in rapporto all’età. Questi bambini vengono definiti bambini catarrali o bambini con infezioni ricorrenti o vulnerable children. Il numero delle infezioni delle vie respiratorie in questi casi è quantificato in almeno 6 infezioni all’anno o comunque più di 1 infezione/mese nel periodo ottobre-marzo.

Questa definizione esclude, essendo una situazione benigna, i bambini con patologie di base ben definite in grado di spiegare il ripetersi delle infezioni, quali: le anomalie anatomiche delle vie aeree, la fibrosi cistica, le immunodeficienze primitive (carenza congenita di anticorpi), la sindrome delle ciglia immobili (paralisi delle ciglia che veicolano il muco sul pavimento epiteliale del tratto respiratorio).

Il bambino catarrale ha infezioni che non hanno gravi conseguenze cliniche, ma interferiscono sulla condizione di benessere, costituiscono motivo di disagio psicologico per la famiglia, rappresentano un costo sociale non indifferente in termini di tempo e risorse. I fattori ambientali che possono innescare le infezioni catarrali sono: la socializzazione precoce (asilo nido), l’inalazione passiva di fumo di tabacco, l’inquinamento ambientale, il microinquinamento domestico, l’elevato numero di conviventi familiari, i deficit nutrizionali parziali, il clima freddo e umido, le condizioni di disagio psicologico. I fattori specifici del bambino sono: l’immaturità del sistema anticorpale (come detto sopra), il calo della produzione di anticorpi indotta dalle infezioni stesse (come un circolo vizioso, “si ammala perché non ha anticorpi maturi, la malattia abbassa gli anticorpi, si riammala”).

I quadri patologici più frequenti sono: la faringotonsillite, il raffreddore comune, l’otite media, la laringite, la tracheobronchite, la bronchite ostruttiva, la broncopolmonite, ai quali possiamo aggiungere, come causa di produzione “catarrale”, la sinusite acuta e l’ingrossamento delle adenoidi. La diagnosi viene fatta in base a: anamnesi familiare, per indagare le abitudini che possono essere nocive; test diagnostici fondamentali quali: l’emocromo con formula leucocitaria, l’elettroforesi delle proteine, il dosaggio delle immunoglobuline, la radiografia dei seni paranasali ed epifaringe, il test del sudore.

La prognosi o “destino” di questi bambini catarrali, cioè non affetti dalle patologie gravi sopracitate, è sempre benigna; sono solo vittime di un circolo vizioso tra infezioni e deficit di anticorpi lieve e transitorio. Il recidivare delle infezioni tende ad attenuarsi spontaneamente.

La terapia va modulata sulla frequenza e importanza dei singoli episodi: possiamo andare da regole valide per tutti a indicazioni specifiche per singoli problemi. Ecco qualche esempio, in ordine crescente di “invadenza”:

  • corretta igiene nasale (rimuovere il muco toglie spazio alla riproduzione dei microbi e migliora la respirazione)
  • attenzione alle caratteristiche dell’ambiente (non solo inquinanti, ma anche aria in casa troppo secca o troppo umida)
  • smettere di fumare (nessuna scusa: i figli dei fumatori si ammalano più degli altri!)
  • prolungare la convalescenza (tenere il bambino a casa da scuola qualche giorno in più)
  • usare un antibiotico di copertura nei periodi critici (si usa una bassa dose solo alla sera per prevenire le otiti ricorrenti)
  • togliere le adenoidi e/o le tonsille

Infine, come prevenzione, richiedono un discorso a parte i farmaci modificatori della risposta immunologica, definiti “immunomodulanti – immunostimolanti”, che comprendono sostanze di origine naturale e di sintesi che possono interferire positivamente sul deficit anticorpale transitorio alla base del recidivare delle infezioni ricorrenti.