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 [Massimiliano Tappari e Alessandro Sanna, Terre di Mezzo, 2015. Età di lettura: dai 5 anni]

Vi siete mai stesi da piccoli accanto ai vostri amici su un bel prato, tutti con il naso all’insù, ad osservare le nuvole gareggiando a chi riusciva a vedervi forme, animali o volti?

Vi è mai successo di avere l’impressione di scorgere un faccione sorridente sulla facciata di una casa o un grugno arrabbiato tra le pile di pentole e stoviglie appoggiate ad asciugare sul davanzale o un viso dal lungo naso in un vecchio lavatoio?

Massimiliano Tappari, fotografo, poeta e autore, e Alessandro Sanna, autore di illustrazioni che sono autentici capolavori, evocatrici di emozioni e luoghi lontani, hanno dato vita a Miramuri sfruttando proprio il meraviglioso meccanismo con cui la nostra fantasia ci fa intravvedere animali, realtà diverse dalla nostra e chissà quali altre cose in oggetti e luoghi del nostro quotidiano, creando brevi storie e immaginando avventure.

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Le fotografie di Tappari hanno un soggetto particolare e inaspettato, ma davvero comunissimo: i muri.

Muri scrostati, imbiancati, usurati, rovinati, graffiati, tavolozze variegate rese tali dallo scorrere del tempo e dalle intemperie.

Muri rigorosamente in bianco e nero. Muri che ci mettono alla prova e che sfidano i bambini di oggi, bombardati da immagini e pubblicità, a ridare spazio alla fantasia, a scoprire mondi nascosti.

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Le prime immagini mettono in difficoltà, si strizzano gli occhi, si annaspa un po’ prima di riuscire a liberarsi dai soliti schemi mentali lasciandosi scivolare in una dimensione dove tutto è possibile e ogni cosa si mescola alle altre.

Tappari fotografa, Sanna invece, con pochi tratti, ci guida a possibili interpretazioni di quel che vediamo: un ragazzo che abbandona la sua bici e si tuffa in mare, un vulcano in piena eruzione, tre gufetti con la loro mamma, una carovana che si muove ordinata tra le dune del deserto, persino un bambino o una bambina che ci fa la linguaccia.

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A poco a poco gli ingranaggi della nostra mente cominciano a prendere il giusto ritmo e a intuire immagini.

Le ultime pagine sono tutte per il lettore. Sta a lui, arrivati a quel punto, vedere da solo qualcosa o qualcuno in quei muri.

Un gatto, un volto arrabbiato, un fiume che scorre lento e pacifico nel suo letto, questo è quello che vedo io.

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Quello che Tappari e Sanna hanno creato non è un semplice libro, ma un autentico esercizio di fantasia, che dà spazio a virtuosismi, a voli pindarici, ma anche a tranquille passeggiate.

Dopo aver sfogliato le sue pagine, assolutamente prive di parole, ma affatto mute, potreste trovarvi a sorridere assieme ai vostri bambini davanti a quello che il giorno prima per voi era solo un comune manifesto sgualcito, una semplice anta un pochino sbilenca, una macchia di terra nel mezzo di un bosco.

Fosse anche solo per questo, vale davvero la pena di non perdersi un gioioso viaggio all’interno di Miramuri.

Buona lettura,

Maria Salbego

 

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